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ARTO ARTIFICIALE NELLA LETTERATURA NARRATIVA

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La  solitudine dei numeri primi  è un romanzo scritto da Paolo Giordano nel 2009. Narra le vite parallele di Alice e Mattia attraverso le vicende spesso dolorose che ne segnano l'infanzia, l'adolescenza e l'età adulta. Alice viene presentata come una bambina di sette anni che, pur odiando la scuola di sci e non mostrando alcuna attitudine particolare per tale sport, viene costretta a frequentarne un corso dal padre, che nutre grandi aspettative nei suoi confronti. Una mattina, Alice si separa dal resto del gruppo e, nel tentativo di tornare a valle, finisce in un dirupo rimanendo gravemente ferita. La ragazzina rimarrà zoppa per il resto della vita. A seguito di questo episodio, Alice soffre di anoressia nervosa ed è snobbata dai ragazzi in quanto zoppa. per saperne di più sulla  trama Questo romanzo tocca in questo modo tematiche molto importanti, come la solitudine insormontabile e le problematiche legate alla socialità, m...

NARRAZIONI DELL'ARTO ARTIFICIALE

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Tra i testi più annoverati dell'arto artificiale vale la pena citare: “Oscar è un simbolo, Oscar dà coraggio al mondo: a quelli come lui, partiti con un handicap, ma anche agli uomini e alle donne che hanno avuto tutto dalla Natura e bruciano tesori nel vuoto di una vita senza valori.”

LA STORIA DELLE PROTESI FRA ANEDDOTI E CURIOSITA'

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Nella strage di Boston Adrianne ha perso un piede e ciononostante si dice sicura che tornerà a ballare. Un tempo non sarebbe stato così scontato. Una volta d’amputazione, naturale o chirurgica, si moriva. Le protesi, poi, esistono da secoli ma solo negli ultimi due sono arrivate a permettere una buona autonomia. La storia è ricca di aneddoti. Una moderna protesi alle prese con la gestione del mouse Durante la battaglia di Waterloo, tappa finale della corsa di Napoleone alla conquista del mondo, il comandante Henry William Paget ebbe un ruolo secondo solo al duca di Wellington che, tuttavia, gli costò una gamba. Siamo nel 1815. Un colpo di cannone ha disfatto l’arto e bisogna intervenire in fretta. Roba di minuti. L’asportazione ai tempi ne richiede meno di uno. C’è persino una sorta di competizione fra chirurghi a chi è il più veloce. Non è sfida al primato, è che in un’epoca senza anestesia e dove lo studio delle infezioni è agli albori, intervenire rapida...